Marco Ghirardelli


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La musica

BIGLIETTO AEREO PER CARACAS Intanto il Giornale di Brescia, a firma Danilo Tamagnini, pubblicherà meraviglie a riguardo di questo bresciano in contatto con la cantante e in procinto di partire per Caracas. Marco conoscerà a Venezia il grande Elio Gigante (il più celebre impresario italiano); accompagnerà Mina, tra ali di folla, scatti fotografici e lampi di flash a centinaia; con lei camminerà lungo il viale, e sulla passatoia d’onore rossa che conduce al ristorante, tra gli applausi..
Qualcosa di eclatante sta avvenendo; il giovane si sente proiettato d’improvviso in un mondo di luci, colori, visioni straordinarie, per un imminente futuro a tu per tu con la musica con la emme maiuscola.
La cantante, forse confidando nel giudizio estetico di Marco, ritrattista, lo porterà in una grande sala dell’hotel, dove è esposta una serie di gigantografie che la ritraggono. Sono le possibili copertine di un 33 giri che Elio Gigante ha scelto e fatto predisporre per lei. Mina gli chiede di scegliere la migliore, secondo il suo punto di vista. Marco, le studia una ad una. Poi si sofferma su una di esse ed esclama:” questa fotografia è splendida, ma non sembri tu, sembri Miranda Martino...
Mina non dice nulla, ma si gira verso Gigante con due occhi di tale espressività che lui, alto due metri, si fa incredibilmente piccolo. La
Tigre di Cremona si avvicina allora sorridendo e incoraggia Marco ad andare oltre. Lui, sceglie con attenzione una tra le foto, dicendo soltanto: “per me, questa”. Alla cantante non serve altro. Borbotta qualcosa contro quell’immagine che non le assomiglia, rivolta all’impresario come per dire “te l’avevo detto...”

L’ABITO DI MINA L’immagine scelta da Marco, sarà quella che davvero il nostro Ghirardelli rivedrà un giorno stampata in seguito, probabilmente proprio sulla copertina del successivo long- playing di Mina. C’è poi un episodio che confermerà le impressioni di Marco a riguardo della diva. Poco prima dell’inizio del concerto, la cantante è nel suo appartamento in hotel con i suoi musicisti; impartisce le ultime indicazioni circa il repertorio. Indossa un accappatoio bianco, in attesa dell’abito stirato che l’hotel deve consegnare.
Bussano alla porta; Mina invita Marco ad aprire: una giovane cameriera indugia sulla soglia. I suoi occhi sono fissi, vuoti, spalancati. Tra le braccia, come un agnello sacrificale, reca un abito rosa ripiegato. Mina accorre festosa, ma subito sui rende conto che l’abito presenta sul petto una macchia scura, dai contorni precisi, inequivocabili: la vistosa e perfetta impronta rossiccia del ferro da stiro...
Marco si aspetta il peggio, ma la cantante, come nulla fosse, rassicurerà la povera ragazza; “non ti preoccupare, ne ho un altro” le dice, confortandola con un tocco sulla spalla. Sorride, richiude lei stessa la porta, e va senza indugio ad indossare un bellissimo abito azzurro di riserva.


SFUMA IL SOGNO L’ammirazione per quella donna cresce ancora di più nel giovane. Seduti a tavola, lui ritrarrà con un pennarello, su di un tovagliolo, i ritratti di Mina ed Elio Gigante. Loro, molto sorrideranno di questo; ma presto l’incanto avrà fine: l’ingaggio per il Venezuela è stato infatti già da tempo concordato verbalmente, a insaputa del maestro Buffoli e di Mina, con ogni componente dell’orchestra.
Per un momento Marco aveva potuto sognare: lo strumento già pronto e montato sul palco; una manciata di minuti a separarlo dall’esordio. Avrebbe dato il meglio di sé: conosceva a memoria ogni passaggio per accompagnare “Città vuota”, come “L’uomo per me” o “Un anno d’amore” ed ogni altra canzone che si era provato a casa, allenandosi a lungo sul “paid” in gomma.
Il batterista ufficiale della serata, giunto in ritardo da Milano a causa di una imprevista nevicata, si stupirà davvero di trovare un nuovo musicista a tavola, fianco a fianco alla grande Mina, in procinto di iniziare a suonare, a causa del suo mancato arrivo!... Nemmeno a farlo apposta, il batterista impegnato da Elio Gigante era tra l’altro il migliore possibile: proprio il cognato di Marco, Leonello Bionda!...
La cantante, davvero dispiaciuta per l’equivoco e la situazione prodotta, si dilungherà innervosita in una vivace discussione con il suo pianista-arrangiatore, che in buona fede aveva creato quel pasticcio.

LA CAREZZA Ma avrà ogni tenerezza, delicatezza e riguardo per il frastornato Marco, che prenderà comunque la cosa con filosofia: aveva sempre saputo, lui, che questo poteva essere soltanto un sogno; era prevedibile, che dovesse prima o poi avere fine..
Il ragazzo è per carattere fatalista, disincantato; e non si scomporrà infatti mai nella vita, anche in seguito, da adulto, di fronte a nulla. Successi, quanto occasioni perdute tante e tante volte lo sfioreranno, senza mai generargli troppi dispiaceri o illusioni: accetterà quello che la vita gli offre, sempre dando il meglio di sé , ogni volta senza aspettarsi troppo in cambio.
Una improvvisa carezza di Mina sul viso resterà un indimenticabile ricordo. Quella mano vellutata, unita ad un leggero bacio affettuoso e profumato, ispireranno in Marco, tanti e tanti anni dopo, la bella descrizione di analogo episodio tra Medea e Simon pazzo, nel suo libro sul Colleoni.

Dieci anni dopo, trovandosi in Svizzera, cantante dell’orchestra napoletana “Tonino Formisano” alla Taverna Europa di Lugano, gli sarà indicato, in località Paradiso, il palazzo in cui si diceva risiedesse Mina. Preso dal forte desiderio, di rivederla forse, e di parlarle, Marco si avvicina allo stabile. Ma rinuncerà all’idea. Come avvenuto anni prima di fronte a Tom Jones, aveva subito realizzata la difficoltà, anzi l’impossibilità di un dialogo su basi fragili e inesistenti. Anche ammesso di trovare la cantante, a che titolo presentarsi? cosa poter riferire, di tanto interessante, per essere addirittura ricevuto ed ascoltato?... Fine perciò della storia.


Leonello Bionda. Uno dei più grandi batteristi italiani. Braccio destro di Ezio Redaelli, ha a lungo organizzato le formazioni orchestrali del Festival di San Remo. I più celebri cantanti italiani, durante il Cantagiro ed il Cantaeuropa sono stati accompagnati da lui alla batteria. Il suo modo preciso, vigoroso, inconfondibile, di suonare lo strumento, è immortalato in decine di registrazioni RAI, come in private sale d’incisione, spesso riproposte in radio e in TV. Seguirà a lungo Mina, nei concerti alla ” Bussola” di Viareggio, quanto in molte altre serate e tournée.


BATTERIA ADDIO Generosamente i Forrest, che si erano già dovuti cercare un altro batterista, accoglieranno di nuovo tra loro Marco che tuttavia, deluso da quanto avvenuto, attaccherà presto, per così dire, la batteria al chiodo.
Non suonerà più le percussioni; passerà invece alla chitarra, per meglio porsi nei confronti del pubblico come cantante, interpretando pezzi nuovi e più impegnativi. Subito dopo, Renato dovrà prestare servizio militare, e dovranno continuare senza di lui. Ma ecco arrivare un giovanissimo, ma già bravo batterista: Roberto Ziglioli. Con lui nascerà la nuova formazione, alla quale in seguito si aggiungerà anche il fratello Enrico.
Marco è ora contattato da due autori siciliani che intendono affidargli l’incisione di un loro pezzo: “Ascolta il mare”. Subito al lavoro, il 18enne di Boario, che solo da poco si cimenta con la chitarra, prepara una versione arrangiata affatto diversa dal pezzo proposto; realizzando in breve anche una sua composizione per il retro: “Non serve piangere”, nella quale improvviserà uno strano “assolo” con la sua nuova, “durissima” chitarra a dodici corde, di per sé strumento inadatto per tale esercizio. Ma lo abbiamo già detto; essendo un inesperto principiante, lui osava fare di tutto.



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