Marco Ghirardelli


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La musica

MARCO FORTI Marco incide in questo periodo, con lo pseudonimo di “Marco Forti” due suoi nuovi pezzi: “Lungo il fiume” e “Dolce ragazza mia”. Alla batteria, un vigoroso Leonello Bionda; al pianoforte, Armando Troletti di Cogno, con la sorella, la brava cantante Zaìra. Al contrabbasso, Carlo Milano, che arricchirà con la propria bravura i due pezzi. Ma il disco , registrato a Brescia con uno sponsor, verrà poi stampato in modo inadeguato, con alcuni difetti di riproduzione che indurranno a toglierlo subito dalla circolazione. Questo ne farà, a suo modo, una rarità. Molto tempo dopo, come vedremo, Marco registrerà di nuovo “Lungo il fiume” in una nuova versione, nel CD con i Forrest ed i Marvin. Interessante, per gli amatori, confrontare le due differenti versioni del pezzo.

Da questo momento in poi, Marco suonerà occasionalmente con molti altri musicisti, di cui sarebbe troppo lungo qui citare i nomi. Ma soprattutto si dedicherà alle sue numerose attività, dalla pubblicità alla collaborazioni con testate giornalistiche per le quali anche scrive e raccoglie pubblicità. Finchè, nel 1985, creerà un’azienda tessile, per suo conto, che lo assorbirà del tutto.

ANIMATORE Durante diverse stagioni estive, da quando essere imprenditore gli permette di organizzare il proprio tempo come desidera, Marco accetta il ruolo di capo animatore in alcuni villaggi. Organizzerà spettacoli, serate musicali, ed una miriade di altre iniziative. In uno di questi villaggi, Ortano Mare, Isola d’Elba, gli verrà chiesto di suonare gratuitamente per le famiglie degli ergastolani del Carcere di Massima Sicurezza di Pianosa. Un’esperienza unica e irripetibile per Marco, che accetta con entusiasmo. Lo accompagnano in questa avventura il cognato batterista Leonello Bionda, il direttore del villaggio, ed il cugino Manlio, detto Bud Spencer, per la notevole stazza fisica quanto la forza di cui dispone. La polizia carceraria con una motovedetta li condurrà in breve all’isola. In coperta, ammanettati, alcuni ergastolani stanno per essere trasferiti a Pianosa. Marco offre a tutti loro una sigaretta.


PIANOSA Gli strumenti sono sul molo, l’inizio dello spettacolo è fissato per le 17. Ma non c’è anima viva. Marco e gli amici iniziano a chiamare a gran voce per microfono il pubblico. Dove sono tutti? Non è certo un clima felice quello che grava sulle mura della fortezza; le persone che vivono a Pianosa sono solo i parenti in visita agli ergastolani con i loro figli, quanto le famiglie delle guardie carcerarie, e pochi altri. Forse c’è chi teme d’esporsi, quanto di raccogliere magari critiche feroci dai propri congiunti aggrappati alle sbarre del casermone di fronte allo spiazzo.
Ma il
mestiere alla fine ha la meglio: Marco troverà le giuste parole per smuovere l’interesse della gente nascosta tra le orbite della costruzione, e grida d’incitamento proverranno anche dalle celle e dalle griglie affacciate sul mare. Come topi ammaliati dal magico pifferaio, uno ad uno quelle persone sbucheranno da ogni dove, fino ad ingrossare le fila di un pubblico silenzioso e guardingo. Ma alla fine, rilassati gli animi, la serie di giochi e canzoni programmate per lo spettacolo, coinvolgerà ciascuno... E tanti saranno gli applausi,quanto le risa dei più piccoli: sarà un commovente trionfo. Una parentesi da tutti apprezzata che avrà avuto il merito di far dimenticare per un lungo momento altri pensieri o tristezze


TORTORA E’ INNOCENTE E’ il triste periodo dello scandalo in cui Enzo Tortora è accusato di ogni sorta di nefandezze. Nel clima di cordialità stabilitosi con i reclusi, tutti loro asseriscono l’innocenza di Tortora: nell’ambiente evidentemente si sa molto di quel complotto. Marco non dimenticherà le loro parole. D’altronde, mai avrebbe creduto alle assurde accuse a quel galantuomo.
Alcuni degli
ospiti si muovono all’interno della fortezza in un regime di semilibertà: sono quelli che si occupano delle cucine in qualità di cuochi, come delle pulizie, della lavanderia e nel predisporre le camere per gli ospiti. Le porte sono tutte senza chiave.

GLI ERGASTOLANI La cena sarà squisita. I detenuti, esperti cucinieri, sono tipi taciturni, imperscrutabili. Una guardia dice che il più onesto di loro ne ha ammazzati almeno tre. La notte così sarà lunga. Bud Spencer a lungo si rigirerà tra le lenzuola, gli occhi fissi sulla maniglia della porta. Ha una fifa boia. Ma la bella colazione del mattino, predisposta con tanto di fiori freschi, e modi garbati da parte degli improvvisati camerieri, ridarà tono e buonumore alla piccola compagnia; come la lunga pesca subacquea condotta intorno all’incontaminata isola, col permesso del Comandante. A due passi dalla riva si vedranno aragoste, polpi, mustelle, saraghi; e grandi pesci a centinaia ad affollare quei bassi fondali...Si renderanno subito conto che, sparare loro con i fucili, sarebbe un atto di viltà; sarebbe fuori luogo. Decideranno così soltanto di ammirare quello spettacolo; impossibile d’altronde a vedersi in ogni altro tratto di mare delle nostre coste.



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